La fragilità degli adolescenti e le colpe della scuola – La Stampa

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Chiara Tamagno *
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Ho letto con sconcerto le parole della dott.ssa Silvia Vegetti Finzi pubblicate su La Stampa di domenica 11 settembre a proposito della fragilità degli adolescenti, con riferimento al significativo tasso di suicidi. Leggo “Nuove generazioni fragili: la colpa è della scuola”: il pensiero della nota psicoterapeuta intervistata suona provocatorio, se non imprudente, alla vigilia del primo giorno di scuola. Davvero è colpa della scuola?
Come insegnante formata su questo problema e reduce dal convegno tenutosi venerdì 9 settembre (Il rischio suicidario tra adolescente e giovane adulto, organizzato da Università di Torino e Scuola di Specializzazione in Neuropsichiatria infantile), ritengo opportuno sottolineare quanto insigni neuropsichiatri e psicologi hanno spiegato in questi anni, ovvero che le cause della fragilità adolescenziale sono molteplici e le responsabilità del mondo adulto sono molto ben distribuite. A cominciare dal tessuto familiare, in cui la comunicazione è spesso frugale, i genitori hanno poco tempo per dare ascolto alle emozioni dei figli e tendono a trasmettere loro forti aspettative. Ma non ritengo corretto generalizzare la responsabilità su questa delicata problematica, così come è improprio farlo rispetto al mondo della scuola.
E’ vero, la scuola potrebbe fare di più per affinare una pedagogia che valorizzi maggiormente le emozioni e che possa colmare tanti “vuoti” nell’attuale contesto sociale, ma è doveroso richiamare l’attenzione sul fatto che agli insegnanti si chiede sempre più spesso di fare la parte del genitore o dello psicologo, di essere la prima sentinella del disagio e di saperlo gestire.
Ha suscitato pertanto amarezza tra tanti docenti appassionati e attenti al benessere degli studenti leggere un ennesimo scaricabarile sulla scuola, un’interpretazione parziale e semplicistica che, a dire il vero, non fa onore ad una raffinata psicoterapeuta. Visto che la dott.ssa Vegetti Finzi riconosce al nostro sistema scolastico una responsabilità così importante, sarebbe anche onesto che facesse cenno a quanto alla scuola si chiede e soprattutto a quanto poco si investe in Italia, a tutti i livelli, per sostenere gli insegnanti nell’educare alla bellezza e al senso della vita.
Confido nella sensibilità dei lettori de La Stampa che sapranno cogliere la complessità di questo problema delicato, in cui la responsabilità, a ben vedere, è condivisa tra tanti attori sociali.
In un clima di contrapposizioni, in cui troppo facilmente si affibbia “la colpa” ad un capro espiatorio, la scuola risponde con dignitosa resilienza e con fiducia irriducibile nei giovani, benché sia voce troppo flebile nei programmi politici e tristemente inascoltata.
Nonostante i venti contrari o indifferenti, buon anno scolastico a tutti!
docente di scuola superiore e counselor
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